Lettere al Governo

Roma, 8 Dicembre 2020

Signor Presidente del Consiglio, Signore Ministre e Ministri, 

Vi scriviamo perché riteniamo indispensabile che la governance dei fondi di Next Generation Eu sia gestita in Italia in modo paritario, sia nella composizione dei comitati sia nella scelta dei progetti e nella destinazione del denaro – due aspetti indissolubilmente legati.

A quanto leggiamo sui giornali, la governance del piano italiano per Next Generation EU sarà affidata al Comitato interministeriale degli affari europei (Ciae) per l’occasione composto da tutti i ministri: 8 donne e 14 uomini. Il piano di attuazione e la vigilanza politica dovrebbero invece essere assegnati a un comitato esecutivo formato dal Presidente del Consiglio e da due ministri “di spesa”: Economia Sviluppo economico. Tre uomini. Dovreste promuovere l’uguaglianza e la parità e non prevedete competenze femminili nella cabina di regia. 

Abbiamo letto la bozza di proposta per gli assi di spesa del NGEU e le relative risorse e, con sommo sconcerto, abbiamo scoperto che  per le politiche di parità si prevedono solo 4,2 miliardi, inseriti nella voce “politiche sociali”, cui si destinano nel complesso 17,1 miliardi. 

Noi non solleviamo esclusivamente un tema di genere, ma un tema di crescita. Tuttavia, con queste cifre, non si arriva nemmeno al traguardo fissato dall’Europa sui nidi nel 2010. E’ una delle ragioni per cui insistiamo sulla valutazione di impatto di genere ex-ante e ex-post, un’analisi dei costi e dei benefici per l’impiego più utile dei fondi. 

Ci auguriamo che abbiate imparato dagli errori commessi durante la prima ondata della pandemia, quando  la task force istituita per la ripartenza e guidata dal manager Vittorio Colao fu composta quasi esclusivamente da uomini. C’è voluta una mobilitazione generale perché, tardivamente, metteste riparo. L’ingresso di più eccellenti competenze femminili in quel Comitato ha definito la parità fra i sessi per quello che è, un asse a se stante, una questione cruciale non solo per le donne ma per tutti,  fondamentale per la ripresa del Paese. Quelle proposte, sviluppate nel documento “Iniziative per il rilancio Italia 2020”, sono pragmatiche e fattibili: auspichiamo che siano riprese. É la stessa Europa, peraltro, a indicare la parità tra uomo e donna nel processo decisionale come target-chiave, che va perseguita integrando la dimensione di genere in tutte le politiche, in tutti i programmi. Le linee guida del piano italiano individuano a cascata nell’inclusione di genere, sociale e territoriale una delle sei missioni da tradurre in progetti. 

Non si tratta di astratti principi, ma di una rilevante questione economica. Conosciamo tutte e tutti i numeri della crisi che ha colpito soprattutto le donne. Il tasso di occupazione femminile in Italia è tra i più bassi d’Europa: una media del 50,1% con disparità regionali che vanno dal 60,4% della Lombardia al 29,8% della Sicilia. Il bilancio del Covid19 sul mercato del lavoro, ancora del tutto parziale, vede tra il secondo trimestre 2020 e lo stesso periodo dello scorso anno 470 mila occupate in meno: un calo del 4,7%. Nella breve ripresa estiva il lavoro recuperato è stato più maschile che femminile. L’impatto della crisi su assistenza all’infanzia, commercio, turismo, ristorazione, i servizi in cui lavorano moltissime le donne, è durissimo. Crisi e lockdown hanno gravato sul già complesso equilibrio casa-lavoro delle italiane, perché lo smart working e la chiusura totale o parziale delle scuole, delle attività sportive e ricreative, rappresentano un carico senza precedenti. E le donne sono tante anche fra i lavoratori che non si sono mai fermati durante la pandemia: salute, largo consumo, assistenza. E troppe sono anche rimaste a casa chiuse con i loro aguzzini, come dimostrano i dati del 1522, il numero antiviolenza e antistalking. 

Eppure, le donne in questo Paese, pur essendo state le protagoniste della battaglia contro il Covid, sono poche nei vertici dei partiti, nelle cariche pubbliche e nei luoghi decisionali, e sono poche anche nel mercato del lavoro. E pochi sono i bambini e le bambine che hanno accesso al nido, e pochi usufruiscono del tempo pieno, soprattutto al Sud. 

Per questi motivi, qualunque sia la scelta organizzativa del governo per la gestione di Next Generation EU, vogliamo mettere in chiaro subito che nulla può essere fatto senza le competenze femminili. Vogliamo salvare questo Paese e cogliere un’occasione storica per abbattere le discriminazioni economiche, culturali e sociali che immiseriscono metà della popolazione. Fare senza le donne, senza tenere la parità come asse principale, attraverso lo sviluppo dell’occupazione e di un piano straordinario di infrastrutture sociali, significa impoverire tutti. Ci sono decine di nomi femminili da proporre per qualunque comitato si voglia inaugurare: avete solo l’imbarazzo della scelta.

Aspettiamo un vostro riscontro e per ora vi ringraziamo

CGIL – Politiche di Genere

CISL – Coordinamento Donne

UIL

Assist – Associazione Nazionale Atlete

Base Italia 

Campagna Donne per la salvezza – Half of it

Community Donne 4.0

Dalla stessa parte

DateciVoce 

Differenza Donna Ong

Donne Banca d’Italia

Fuori Quota 

GammaDonna

Il Giusto Mezzo 

InGenere

Le Contemporanee

M&M – Idee per un Paese migliore

One Billion Rising Italia

Rebel Network

Rete per la parita’

Se non ora quando- Libere

Se non ora quando – Torino

Soroptimist International Italia


Pubblicata a Ottobre 2020

Gentile Presidente del Consiglio, gentili  Signore e Signori Ministri,
chi scrive è un’ampia alleanza di donne e uomini, parlamentari, esperte, giornaliste, scrittrici e associazioni, un fronte finalizzato a far sì che l’opportunità offerta da Next Generation Eu non venga dispersa in Europa e in Italia. Noi crediamo che l’uguaglianza di genere debba diventare uno degli assi strategici fondamentali per far crescere l’occupazione femminile, sollevando le donne dal lavoro di accudimento e di cura attraverso un sistema di servizi sociali di qualità equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale. Noi vogliamo che la parità fra uomini e donne sia un obiettivo esplicito e centrale.

In questi giorni assistiamo a una grande mobilitazione con lo stesso obiettivo. L’appello de “Il Giusto Mezzo” – che raccoglie e amplia la petizione europea #HalfOfIt – ha raggiunto un grande consenso in pochissimi giorni, raccogliendo oltre 36.000 firme e a questo si darà seguito con iniziative di mobilitazione popolari e in Parlamento. Non solleviamo una mera questione di giustizia sociale, che già di per se’ sarebbe tema rilevante. E’ piuttosto una priorità economica per tutta l’eurozona.

Più donne occupate significa più PIL, crescita e sviluppo sostenibile, maggiore competitività. Banca d’Italia stima un impatto legato all’aumento del tasso di occupazione femminile al 60% con una ricaduta sul PIL di 7 punti percentuali; uno studio EIGE sulla crescita del PIL lega costanti progressi sulla parità di genere a un aumento del PIL pro capite del 10% entro il 2050. Non vogliamo perdere tutta questa ricchezza, quindi gli studi e le cifre che citiamo devono guidarci, diventare cultura delle nostre istituzioni. Tenendo a mente questo obiettivo di crescita fondata sulla parità di genere otterremo una svolta significativa in tutti i settori produttivi, accompagnando una economia sostenibile e davvero inclusiva e riducendo tutte le diseguaglianze. Per affrontare le trasformazioni descritte nel Next generation Eu, come nel Green deal europeo, non si può fare a meno del capitale umano più preparato e resiliente, quello rappresentato dalle donne.

Non si può più continuare a sottoutilizzarlo o a utilizzare la forza lavoro femminile per parare le falle di un welfare system disomogeneo in Europa, debole in Italia sul fronte dei servizi di cura e assistenza per minori, anziani e non autosufficienti. Occorre però una precisazione di merito e di metodo, rispetto a un frequente errore che emerge spesso in documenti istituzionali e perfino nei dibattiti interni ad alcune recenti task force: le donne non sono una categoria protetta, sono la maggioranza della popolazione mondiale. Per questo è improprio che le misure per l’uguaglianza di genere vengano spesso elencate tra quelle destinate alle minoranze, alle persone non autosufficienti, alle fasce di popolazione colpite da povertà.

E’ fondamentale che le linee guida sul Recovery Fund che vi apprestate ad approvare ribaltino questa logica. La maggioranza della popolazione mondiale merita una mission specifica sulla uguaglianza di genere. Una mission specifica che punti su nuove infrastrutture sociali di buona qualità (in primis i nidi), welfare di prossimità, nuove infrastrutture giuridiche capaci di combattere e sanzionare le discriminazioni di genere e anche quelle multiple, che in esse vengono racchiuse. Se riuscissimo a realizzare questi obiettivi importanti, le famiglie e le donne ne uscirebbero rafforzate e pronte a ripartire. In questi giorni si decide molto sulle linee guida che caratterizzeranno via via i piani dei singoli paesi e che verranno poi presentati alla Commissione europea. È nostra intenzione utilizzare ogni mezzo a nostra disposizione per rendere centrale questo tema nell’agenda italiana ed europea.

La fotografia del mondo del lavoro, maschile e femminile, non è ancora chiara. La drammaticità della crisi la toccheremo con mano nei mesi di novembre e dicembre, quando lo stop ai licenziamenti nelle imprese decretato dal Governo decadrà e verranno meno le misure extra di cassa integrazione. A oggi vi è stata una moria di contratti a termine, in cui le donne sono particolarmente presenti e l’inattività è cresciuta di quasi mezzo milione di unità complessivamente da inizio anno. Inoltre, dai recenti interventi e da alcune tendenze riscontrate in precedenza, i settori in crisi in tutta Europa sono quelli ad alta occupazione femminile, mentre quelli dove si decide tipicamente di investire e intervenire a oggi sono quelli ad alta occupazione maschile. C’è spazio per tutti, ma dobbiamo fare attenzione a non allargare ancora di più il gap occupazionale tra uomini e donne in Europa.

Il prezzo che le donne stanno ancora pagando nella lunga coda della pandemia è altissimo. Pesano molto uno smart working complicato, gli spazi ridotti e le incertezze sull’ apertura delle scuole per le giovani generazioni. A questo si aggiunge la loro frequente esclusione dai luoghi decisionali- cui si è posto rimedio tardivamente, grazie alla spinta della società civile – luoghi in cui le donne potrebbero portare punti di vista diversi e pragmatici. L’attuale emergenza covid non ci fa arretrare, semmai ci spinge a chiedere con determinazione un’accelerazione nella messa in campo di strumenti economici, digitali e sociali adeguati per poter coinvolgere nella vita attiva tutti in egual misura. Occorre guardare alle donne come investimento strategico per il Paese.

Ci vuole un grande piano per le infrastrutture sociali. Abbiamo bisogno che la Commissione europea e le istituzioni nazionali aiutino i paesi membri a tenere a mente questi impegni, con un controllo ex ante dei programmi presentati, in modo che eventuali dimenticanze, richieste sottodimensionate o mal ripartite sul fronte dell’impatto di genere nelle politiche proposte, vengano rispedite al mittente, chiedendo più impegno. Per consiglio e indirizzo rivolgetevi a noi: stiamo preparando un libro bianco di proposte e suggerimenti proprio rivolte alle istituzioni. Da qui vogliamo partire, perché siamo molto ambiziose. Sperando di incontrarLa presto, auguriamo a lei e al Governo buon lavoro. 

Scrivono e aderiscono

Le associazioni e i movimenti 
o Le Contemporanee
o Il Giusto Mezzo 
o DateciVoce 
o Gammadonna 
o Noi Rete Donne 
o European Women Alliance 
o Dalla stessa parte 
o Rete per la Parità
o Se Non Ora Quando – Libere
o Se Non Ora Quando – Torino
o MammadiMerda 
o Prime Donne 
o Coordinamento nazionale donne CISL
o Coordinamento Donne della Federazione Nazionale Pensionati CISL (FNP CISL) 
o Uil Pensionati o Coordinamento Pari opportunita’ UIL 

Accademia, manager, editoria 

o Roberta Agostini, Forum donne Art.1 
o Cristiana Alicata, manager d’azienda 
o Vitalba Azzollini, giurista 
o Stefania Bariatti, giurista, Universita’ Statale Milano o Marco Bentivogli, esperto di lavoro e innovazione
o Magda Bianco, economista 
o Serena Bortone, giornalista 
o Elisabetta Camussi, psicologa sociale, Universita’ di Milano 
o Susanna Camusso, responsabile politiche di genere Cgil 
o Antonia Carparelli, economista 
o Alessia Centioni, Presidente EWA 
o Paola Cioni, Direttrice Istituto italiano di cultura a San Pietroburgo 
o Cristina Comencini, regista e scrittrice o Paola Concia, coordinatrice Fiera Didacta 
o Paola Cioni, Direttrice Istituto italiano di cultura a San Pietroburgo 
o Licia Conte, giornalista o Marcella Corsi, economista, Universita’ La Sapienza 
o Beatrice Covassi, diplomatica dell’Unione europea
o Valentina Cuppi, Presidente del Partito Democratico 
o Cecilia D’Elia, portavoce Conferenza nazionale delle democratiche o Marta Dassu’, Direttore Aspenia 
o Sarah De Pietro, co founder LeContemporanee 
o Veronica De Romanis, economista, Universita’ Luiss 
o Maurizio Del Conte, Giuslavorista Universita’ Bocconi 
o Titti Di Salvo, Presidente di Liberta’ e Diritti 
o Cristiana Di San Marzano, giornalista o Elsa Fornero, economista, Universita’ di Torino o Flavia Fratello, giornalista La7 
o Antonio Gaudioso, Segretario generale Cittadinanza 
o Eva Giovannini, giornalista Rai 
o Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo
o Costanza Hermanin, Policy Fellow, European University Institute 
o Fiorella Kostoris, economista 
o Paolo Lazzara, Vice Presidente Inail 
o Lia Levi, scrittrice o Francesca Libonati, regista e sceneggiatrice
o Paolo Manasse, Unversita’di Bologna 
o Valeria Manieri, co founder LeContemporanee 
o Dacia Maraini, scrittriceo Antonella Marsala, dirigente Anpal servizi 
o Tonia Mastrobuoni, giornalista Repubblica
o Antonella Mauro, ricercatrice Adapt 
o Alessia Mosca, promotrice legge Golfo-Mosca 
o Liliana Ocmin, Coordinamento Donne Cisl 
o Rosanna Oliva, Presidente Rete per la parita’ 
o Maria Serena Palieri, giornalista 
o Fabio Pammolli, economista, Politecnico di Milano, Fondazione Cerm 
o Valentina Parenti, presidente GammaDonna 
o Emmanuele Pavolini, Sociologo, Universita’ di Macerata 
o Flavia Perina, giornalista 
o Alessandra Perrazzelli
o Daniela Poggio, manager d’azienda e comunicatrice 
o Paola Profeta, economista, Universita’ Bocconi 
o Tiziana Ragni, giornalista, Repubblica 
o Azzurra Rinaldi, economista, Universita’ La Sapienza 
o Giuseppe Russo, Direttore Centro Einaudi 
o Chiara Saraceno, sociologa, Universita’ di Torino 
o Linda Laura Sabbadini, Direttrice centrale Istat 
o Serena Sapegno, Docente universitaria 
o Elly Schlein, Vice Presidente Regione Emilia Romagna 
o Mario Seminerio, dirigente industriale
o Annamaria Simonazzi, Consigliera esperta Cnel, Fond. Roma Sapienza 
o Mila Spicola, insegnante e architetto
o Cristina Tagliabue, co founder LeContemporanee 
o Anna Maria Tarantola, gia’ Presidente Rai 
o Paola Tavella, giornalista
o Chiara Valerio, scrittrice
o Ivana Veronese, Segretaria confederale UIL 
o Eleonora Voltolina, giornalista, La Repubblica degli Stagisti Parlamentari 
o Mara Carfagna, Vice Presidente della Camera, Forza Italia 
o Maria Edera Spadoni, Vice Presidente della Camera, Movimento Cinque Stelle 
o Anna Rossomando, Vice Presidente del Senato, Partito Democratico
o Loredana De Petris, Leu- Presidente gruppo misto Senato
o Lia Quartapelle, Deputata, Partito Democratico 
o Roberto Bagnasco, Deputato, Forza Italia 
o Giusi Bartolozzi, Deputata, Forza Italia 
o Laura Boldrini, Deputata, Partito Democratico
o Annagrazia Calabria, Deputata, Forza Italia 
o Elena Carnevali, Deputata, Partito Democratico
o Susanna Cenni, Deputata, Partito Democratico 
o Mauro Dattis, Deputato, Forza Italia 
o Matteo Dall’Osso, Deputato, Forza Italia 
o Valeria Fedeli, Senatrice, Partito Democratico
o Alessandro Fusacchia, Deputato, Cofondatore Movimenta
o Alexandra Geese, europarlamentare tedesca dei verdi
o Mariastella Gelmini, Deputata, Forza Italia
o Chiara Gribaudo, Deputata, Partito Democratico
o Vanna Iori, Senatrice, Partito Democratico
o Vincenza Labriola, Deputata, Forza Italia 
o Marianna Madia, Deputata, Partito Democratico
o Patrizia Marocco, Deputata, Forza Italia 
o Assuntela Messina, Senatrice, Partito Democratico
o Lorena Milanato, Deputata, Forza Italia 
o Rossella Muroni, Deputata, Leu
o Tommaso Nannicini, Deputato, Partito Democratico 
o Roberto Novelli, Deputato, Forza Italia
o Stefania Pezzopane, Deputata, Partito Democratico
o Pina Picerno, europarlamentare del Partito Democratico
o Renata Polverini, Deputata, Forza Italia 
o Tatjana Rojc, Senatrice, Partito Democratico 
o Andrea Ruggeri, Deputata, Forza Italia 
o Sandra Savino, Deputata, Forza Italia 
o Maria Tripodi, Deputata, Forza Italia 
o Valeria Valente, Senatrice, Partito Democratico

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